LA LETTERA DEL SINDACO

FONTE LAPROVINCIADIVARESE.IT

 

Caro signor Massimo Pattoni,

questa sera i riflettori si accenderanno ancora una volta sul Carlo Speroni per una partita che propone uno scontro tra i nostri amati tigrotti e i bianconeri della Pro Vercelli. La trasmissione RAI in diretta porterà ancora una volta l’attenzione degli sportivi e non solo su una pagina di presente che viste le squadre in campo molti coloreranno di nostalgia. Non vorrei di paura. Mi rivolgo a lei oggi con la stessa onestà intellettuale e franca determinazione con cui qualche settimana fa, pur in un clima di non sempre giustificabile ostruzionismo, desiderai darle il benvenuto nella speranza che ritenevo e ritengo allora condivisa che la sua comparsa segnasse la fine di un tunnel pericoloso. Ahimè, così non è stato. Non lo è stato per la Pro Patria. Non lo è stato per il tecnico e i giocatori. Non lo è stato, credo, neanche per lei. Proprio perché i riflettori, non solo dell’illuminazione della RAI, in questi giorni si sono troppe volte accesi colorando di tensioni, inchieste, denunce, preoccupazioni il presente e il futuro della Pro Patria, sono oggi a chiederle un atto di coraggio. Il coraggio di chi (voglio continuare a crederlo) qualche settimana fa con passione entusiasmo e, me lo consenta, forse un eccesso di colpevole ingenuità, credette, buttando forse il cuore oltre l’ostacolo, di poter reggere le sorti di una società gloriosa, ma ahimè da qualche anno costretta ad avere a che fare con gravi crisi societarie e imprevedibili capovolgimenti di fronte nonostante gli enormi investimenti privati e pubblici e il grande amore dei suoi tifosi. Da ormai due settimane pare essersi interrotto quel filo di rapporto che sembrava poter essere preludio di una riorganizzazione ed insieme di una ridefinizione degli obblighi contrattuali. Tifosi e giocatori hanno ritenuto spesso di sentirsi abbandonati, qualche volta persino dal sottoscritto che, Dio solo sa quanto, insieme con tutti gli altri amici ha sofferto, e pur nella salvaguardia dell’interesse pubblico, ha cercato di salvare con la riservatezza, la generosità, l’abnegazione, la società e le speranze di molti concittadini. Mia nonna era solita dire che se si vuole essere generosi si deve avere il coraggio di sopportare l’ingratitudine. Può darsi che anche lei sia portato a ritenere questa frase adatta per il suo caso. Ma adesso abbia uno scatto d’orgoglio, lasci libero il campo. Restituisca anche solo metaforicamente nelle forme e nei modi che riterrà più opportuni la Pro Patria alla Città, possibilmente subito. Big Ben e piazza San Giovanni hanno già detto stop e nessuno vuole addebitare a lei le campane a morto. Mi creda sarà meglio per tutti e mi consenta, anche e forse soprattutto per lei. In qual momento scompariranno per sempre pregiudizi, ostilità, cattiveria, magari anche gratuite. Qualcuno l’applaudirà e le dirà anche grazie, avrà insomma nell’uscita di scena quegli applausi che sono mancati all’entrata, ma come sanno tutti i protagonisti anche della commedia dell’arte, sono questi gli applausi che rimangono nella storia.

Se ne vada, avrà l’onore delle armi e recuperato anche una dignità che a torto o ragione molti non le riconoscono.

Cordialmente.

 

Gigi Farioli

 

P.S.: attendo una sua chiamata

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