IL PAGELLONE DELLA STAGIONE

CAGLIONI 5 Siamo convinti che il vero portiere in cerca di rilancio nel calcio sia quello visto nella prima parte di stagione, quando, dopo qualche lacuna, ha subito risposto sul campo. Peccato nella seconda parte abbia perso, giornata dopo giornata, il credito concesso dai tifosi sia in campo che fuori

GIANBRUNO 6.5 Non è un rapace tra i pali, ma un buon 12 che sa esaltarsi nei momenti d’emergenza. Quando chiamato a indossare la maglia da titolare ha risposto sempre col cuore. A differenza di molti suoi compagni. Comunque da salvare nel disastro generale

DEL GROSSO 3 Esordio alla grande e poi la repentina involuzione di un terzino che non spinge e che ogni volta che deve difendere si fa prendere da tremarella e amnesie. La sua fascia è un porto di mare accogliente per ogni avversario.

AQUILANTI 5.5 Se n’è andato lasciando un dubbio: era un discreto esterno basso o un mediano frangiflutti? L’unica certezza che ha lasciato nel popolo biancoblù è che in ogni caso sarebbe stato più efficace di Del Grosso.

PIVOTTO 6 Non ce la sentiamo di dare neppure mezzo voto in più al capitano, uno tra i pochi a salvarsi. La nostra opinione è che in un calcio moderno e in una squadra chiamata (sulla carta) a disputare un campionato di vertice un giocatore di tale risma abbia già dato tutto quello che poteva dare. Non ce ne voglia il Pivo, di lui abbiamo apprezzato la sua voglia di lottare, ma abbiamo visto anche qualche “buco” di troppo.

RINALDI 0 Zero nel senso che lo vogliamo dimenticare il più fretta possibile. Al suo nome sono abbinati solo danni in mezzo a una difesa strampalata. Lui si descrive come un irruento, a noi è sembrato solo supponente e indisponente.

CHIECCHI 5 Il suo curriculum non è male, ma il campo ha raccontato tutta un’altra storia.

BARBAGLI 5 Ha giocato spesso in un ruolo non suo. Ma quando è stato chiamato nel cuore della difesa non ha certo brillato per grinta e tempismo.

BRUCCINI 5.5 Ha fatto il jolly giocando dietro, in mezzo e da esterno. Prigioniero di una squadra squilibrata ha finito per perdere l’equilibrio e chiudere in calando la stagione.

CRISTIANO 4.5 Non si discute il senso tattico del giocatore, ma l’uomo che avrebbe dovuto tirare la carretta ed essere leader (con tanto di fascia al braccio) ha tirato più di una sola. Peccato, perché quando ha voglia in campo si fa sentire. Troppo senatore.

LOMBARDI 5 L’hanno disegnato come un talentino, come il giocatore dimenticato dal calcio che conta, ma pronto a riprendersi a Busto quanto non avuto dal calcio fino a questo momento. Senza offesa, è un onesto pedalatore e i suoi inesauribili polmoni sarebbero stati utili a una squadra solida. Non a questa Pro.

PASSIGLIA 3 Qualcuno ci spieghi perché sono state fatte follie per riscattarlo dal Vicenza. E già che ci siamo ci spieghi anche perché è stato riesumato dalla naftalina nella gara d’andata dei playout. Così, giusto per avere qualche risposta ai tanti punti interrogativi.

SERAFINI 3 L’unica cosa che gli è rimasta di elegante è la pettinatura, mai scomposta al termine delle partite. Avrebbe dovuto dare colore e calore, ci ha regalato grigiore e dolore nel vederlo vagare (a passo lento) per il campo.

MELARA 3 Che fine ha fatto il caterpillar biondo? Quest’anno abbiamo visto la controfigura ingolfata del carro armato visto l’anno passato.

PACILLI 5.5 Nelle prime 10 partite ha giocato da brividi. Alla lunga s’è rivelato un buon elemento con spunti ficcanti. Speedy Mario ha fatto quel che ha potuto.

SARNO 6.5 Non ha fatto 20 assist come asserisce il suo procuratore e per gran parte della stagione ha alimentato dubbi sulle sue qualità. Poi però Vincenzino ha cambiato marcia e nella tragedia si è ritrovato come uomo e calciatore. Da allora ha sbagliato poco o nulla: ha dato fantasia, regalato giocate utili e da categoria superiore, ha armato con continuità i piedi e la testa di Ripa e ha segnato su punizione, di rapina e di classe.

RIPA 6 Nell’anno tragico per la Pro vive la sua miglior stagione realizzativa. Mezzo voto in più perché con la crescita di Sarno ha trovato la tanto attesa spalla ideale. Mezzo punto in meno, perché, se si esclude il finale di stagione, non ha mai contribuito al gioco della squadra pretendendo di giocare solo negli ultimi 25 metri.

URBANO 4 La Libertadores è roba da grandi, ma il calcio di Lega Pro è materiale per duri. Ha tocchi da categoria superiore, ma li ha fatti vedere quasi tutti prima di arrivare a Busto. El pescadito, dopo lo scempio di Novara, si è trasformato in un affabile luccio.

BAU’ 0 Quando è arrivato eravamo tutti convinti che ci avrebbe tolto un bel po’ di castagne dal fuoco. Abbiamo aspettato che lievitasse. E dal punto di vista del peso forma non siamo stati delusi.

PAPONETTI 3 Ha il fisico del rugbista, ma non la stessa agilità dei fratelli Bergamaschi. Ci ha messo mesi per entrare in forma, due giornate per farsi male e accomodarsi fino alla fine in infermeria.

MANARI 4 La sua prima e più grande colpa è di non aver avuto il coraggio di dire “Così non va” in ritiro, quando ogni due per tre arrivavano e ripartivano frotte di presunti fenomeni. E’ lì che ha perso la sua sfida.

COSCO 5.5 Finché la società l’ha difeso ha raddrizzato la barca, pur commettendo errori. Una volta lasciato solo s’è trovato come un topolino bianco in un serpentario.

DI FUSCO 4 Ha fatto il secondo di Manari e di Cosco prima di una breve, fugace e da dimenticare conduzione del gruppo da capo allenatore

GAUDENZI 5 Gli sarebbe servita la pozione magica di Asterix per ridare vigore a una truppa sbandata e abbondantemente alla frutta. Non ha convinto a Monza, quando ha stravolto il precario equilibrio tattico e nemmeno nei playout. Resta il meno responsabile

I TESORO Dare un voto (e non sarebbe certo bello) a chi ha cacciato il grano e ha pagato con puntualità tutte le spettanze non sarebbe elegante e nemmeno giusto. Per questo ci permettiamo di muovere qualche critica costruttiva, perché convinti che i Tesoro non siano certo contenti di aver buttato al vento un bel po’ di milioni di euro e di essere passati nel giro di 12 mesi dalla B alla C2. Siamo inoltre convinti che le responsabilità maggiori li abbia chi va in campo. Detto questo ci auguriamo che la prossima campagna acquisti non venga fatta su youtube; che in fase di calcio di mercato si vada a cercare prima l’uomo, poi l’atleta e infine il calciatore “affamato” non di grano ma di calcio; che la squadra venga fatta con un portiere, due terzini, due centrali, tre o quattro centrocampisti e il numero giusto di punte, con riserve utile e non doppioni. Che si scelga un mister (e non un allenatore imbolsito) e si delinei un organigramma. Ripartire dalla C2 non è dramma, ma potrebbe essere davvero il primo capitolo di una bella rinascita. Del resto c’è chi cinque anni fa è partito dall’Eccellenza e senza un ghello e ora sta lottando alla grande per la B. Per trovare questo esempio non bisogna andare lontano, solo 30 chilometri più a Nord di Busto.

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